Nueva campaña: ANTE LA PROXIMIDAD DE LOS JUICIOS Y LA NORMALIZACIÓN DE LA REPRESIÓN (Español-Italiano-Aleman-Ingles)

El contexto de pandemia ha devenido, como era de esperarse, en una mayor precarización de la vida y, a la vez, ha sido aprovechado por el Estado para fortalecer sus mecanismos de control y represión. La imposibilidad de generar ingresos debido al confinamiento obligatorio produce desesperación, angustia, impotencia. Pero sobre todo, produce hambre, y de la mano del hambre viene la rabia. Tanto es así que en el momento de mayor contagio y de medidas más duras, algunos pobladores decidieron salir a las calles a protestar contra un gobierno que los obliga a vivir atrapados entre la enfermedad y la miseria. ¿Y qué hizo el gobierno? Se querelló contra ellos.

El Estado ha trabajado con una eficiencia inédita para elaborar nuevas formas de subyugarnos y retomar algo del control perdido hace ya más de siete meses. A la larga lista de nuevas leyes para castigar más duramente la protesta social, se han sumado el amedrentamiento hacia individuxs y organizaciones y una campaña comunicacional que criminaliza cualquier intento por cuestionar las medidas impuestas. El toque de queda se ha normalizado, escondiendo tras una aparente medida sanitaria lo que claramente es un control de población para evitar los focos de protesta y las múltiples expresiones de rebeldía surgidas de la revuelta.

La situación en las cárceles es aún más compleja debido al hacinamiento, la falta de insumos sanitarios y a la brutal represión que reciben lxs presxs cada vez que intentan visibilizar esta realidad. Frente a esto se han levantado dignas expresiones de lucha y resistencia, como la huelga de hambre de los presos políticos mapuche y los motines e intentos de fuga en distintas cárceles del territorio.

Hoy estamos frente a una nueva etapa en cuanto a la prisión de lxs compañerxs de la revuelta, se van cumpliendo los plazos de investigación y se avecinan los juicios. Algunxs ya han sido condenadxs mediante juicio abreviado, dos de ellos a 3 y 4 años de pena efectiva, es decir tras las rejas. Hay compañerxs a lxs que se les pide más de veinte años de cárcel, dejando en evidencia el castigo ejemplificador que pretenden dar a la protesta social, y mientras tanto vemos cómo siguen cayendo personas por negarse a agonizar pasivamente, de hambre, de virus, de capitalismo.

Hacemos un llamado a todos los territorios a no desvincularse, a recordar que la cárcel está hecha para lxs pobres y la represión también, a no caer en el aislamiento egoísta que el Estado necesita para dominarnos y a no olvidar a todxs quienes están tras las rejas por negarse a aceptarlo. Creemos que hoy es indispensable ejercer la desobediencia de múltiples formas para hacer frente a un sistema que está convirtiendo el mundo en una cárcel, y movilizarnos activamente en solidaridad con lxs compañerxs que hoy están en el banquillo de lxs acusadxs. Recuperemos la calle y rompamos con la normalización de la represión y el control, solo así estaremos realmente sanxs.

Saludamos fraternalmente a todxs quienes están en la lucha por la libertad, individuxs, colectivos y organizaciones, a los presos políticos mapuche en huelga de hambre, a lxs presxs subversivxs y anarquistas, a lxs presxs de la revuelta y a todxs lxs presxs políticxs del mundo.

¡DESOBEDIENCIA Y MOVILIZACIÓN CONTRA EL TOQUE DE QUEDA Y LA REPRESIÓN!

¡ANTE LAS CONDENAS QUE PIDE EL ESTADO: SOLIDARIDAD ACTIVA EN TODOS LADOS!

¡LIBERTAD A TODXS LXS PRESXS POLÍTICXS!

Coordinadora 18 de Octubre

Mayo de 2020

Italiano

IN PROSSIMITÁ DEI PROCESSI E LA NORMALIZZAZIONE DELLA REPRESSIONE
Il contesto di pandemia si è sviluppato, come ci si poteva aspettare, in una maggiore precarizzazione della vita e, allo stesso tempo, é stato sfruttato dallo Stato per rafforzare i suoi meccanismi di controllo e di repressione. L’impossibilità di generare reddito a causa del confinamento obbligatorio genera disperazione, angoscia, impotenza. Ma soprattutto, produce fame, e dalla mano della fame nasce la rabbia. Tanto che nel momento di maggior contagio e di misure più dure, alcuni abitanti decisero di scendere in strada a protestare contro un governo che li costringeva a vivere intrappolati tra la malattia e la miseria. E cosa ha fatto il governo? Li ha denunciati.
Lo Stato ha lavorato con un’efficienza inedita per elaborare nuove forme di sottomissione e riprendere un po’ del controllo perduto più di sette mesi fa. Alla lunga lista di nuove leggi per punire più duramente la protesta sociale, si è aggiunta l’intimidazione degli individui e organizzazioni e una campagna di comunicazione che criminalizza qualsiasi tentativo di mettere in discussione le misure imposte. Il coprifuoco è stato normalizzato, nascondendo dietro un’apparente misura sanitaria quella che è chiaramente una misura di controllo della popolazione per evitare i centri di protesta e le molteplici espressioni di ribellione emerse dalla rivolta.
La situazione nelle carceri è ancora più complessa a causa del sovraffollamento, della mancanza di forniture sanitarie e della brutale repressione che i prigioneri ricevono ogni volta che cercano di rendere visibile questa realtà. Di fronte a ciò, sono state sollevate degne espressioni di lotta e resistenza, come lo sciopero della fame dei prigionieri politici mapuche e le rivolte e i tentativi di fuga in diverse prigioni del territorio. Oggi ci troviamo di fronte a una nuova tappa per quanto riguarda la prigione dei compagni della rivolta, le scadenze per le indagini sono state rispettate e i processi si avvicinano. Alcuni sono già stati condannati con un processo abbreviato, due dei quali a 3 e 4 anni di pena effettiva, cioè dietro le sbarre. Ci sono compagni a cui viene chiesto di scontare più di vent’anni di carcere, rendendo evidente la punizione esemplare che intendono dare alla protesta sociale, e intanto vediamo come la gente continua a cadere perché si rifiuta di morire passivamente, per la fame, per i virus, per il capitalismo.
Chiediamo a tutti i territori di non dissociarsi, di ricordare che il carcere è fatto anche per i poveri e la repressione, di non cadere nell’isolamento egoistico di cui lo Stato ha bisogno per dominarci e di non dimenticare tutti coloro che sono dietro le sbarre per aver rifiutato di accettarlo.
Crediamo che oggi sia indispensabile esercitare la disobbedienza in molteplici forme per affrontare un sistema che sta trasformando il mondo in una prigione, e mobilitarsi attivamente in solidarietà con i nostri compagni che oggi sono sul banco degli imputati. Riprendiamo la strada e lasciamo perdere la normalizzazione della repressione e del controllo, solo allora saremo davvero sani.
Salutiamo fraternamente tutti coloro che sono in lotta per la libertà, individui, collettivi e organizzazioni, i prigionieri politici mapuche in sciopero della fame, i prigionieri sovversivi e anarchici, i prigionieri della rivolta e tutti i prigionieri politici del mondo.

DISOBBEDIENZA E MOBILITAZIONE CONTRO IL COPRIFUOCO E LA REPRESSIONE!
ALLE CONDANNE RICHIESTE DALLO STATO: SOLIDARIETÀ ATTIVA DAPERTUTTO!
LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI!

Coordinatrice 18 ottobre
Maggio 2020

Aleman

IM BLICK AUF DIE ZEITLICHE NÄHE DER PROZESSE UND DIE VERSTÄRKTE REPRESSION

Die Pandemie macht, wie vorauszusehen war, das Leben noch prekärer. Gleichzeitig nutzt der Staat diese Situation, um seine Kontroll- und Unterdrückungsmechanismen zu verstärken.

Die durch die obligatorische Quarantäne erzeugte Unmöglichkeit Einkommen zu erzielen, bewirkt Verzweiflung, Angst, Ohnmacht. Vor allem aber erzeugt sie Hunger, und aus Hunger entsteht Wut. So massiv, dass die Bevölkerung zum Zeitpunkt der größten Ansteckungsgefahr und der härtesten Maßnahmen der Regierung beschließt, auf die Straße zu gehen, um gegen eine Regierung zu protestieren, die sie dazu zwingt, nicht nur mit der Pandemie, sondern auch mit dem durch die Quarantänemaßnahmen zusätzlich erzeugten Elend zu leben. Und was tut die Regierung? Sie erhebt Anklagen.

Der Staat hat mit einer bisher unbekannten Effizienz daran gearbeitet, neue Wege zu finden, um uns zu beherrschen und einen Teil der Kontrolle zurückzugewinnen, die er vor mehr als sieben Monaten verloren hat. Zur langen Liste der neuen Gesetze zur härteren Ahndung der sozialen Proteste, hat die Regierung zur Einschüchterung von Einzelpersonen und Organisationen gegriffen und eine Kommunikationskampagne gestartet, die jeden Versuch, die verhängten Maßnahmen in Frage zu stellen, kriminalisiert. Die Ausgangssperre ist der Normalfall. Sie versteckt sich hinter einer augenscheinlichen Gesundheitsmaßnahme, die aber eindeutig eine Maßnahme zur Kontrolle der Bevölkerung ist. Damit sollen die Proteste und die vielfältigen Ausdrucksformen der Rebellion, die aus dem Aufstand hervorgegangen sind, verhindert werden.

Noch komplexer ist die Situation in den Gefängnissen wegen Überbelegung, Mangel an sanitären Mitteln und der brutalen Repression, die die Gefangenen jedes Mal erfahren, wenn sie versuchen, diese Realität sichtbar zu machen.

Angesichts dieser Bedingungen sind neue Ausdrucksformen des Kampfes und Widerstands entstanden, wie der Hungerstreik der politischen Gefangenen der Mapuche und die Unruhen und Fluchtversuche in verschiedenen Gefängnissen des Landes.

Heute stehen wir vor einer neuen Etappe, was die Gefangenschaft der GenossInnen der Revolte betrifft: die Fristen für die Ermittlungen enden und ihre Gerichtsprozesse rücken näher. Einige wurden in einem verkürzten Verfahren bereits verurteilt, zwei von ihnen zu 3 bzw. 4 Jahren Gefängnis ohne Bewährung. Es gibt GenossInnen, die zu mehr als zwanzig Jahren Gefängnis verurteilt werden sollen. Dies verdeutlicht den exemplarischen Charakter der Bestrafung wegen des sozialen Protestes. Währenddessen sehen wir, wie Menschen weiter sterben, weil sie sich weigern, passiv an Hunger, am Virus oder am Kapitalismus zu verenden.

Wir rufen alle auf, sich nicht von dem Protest zu distanzieren, sich daran zu erinnern, dass Gefängnis und Repression für die Armen gemacht sind; nicht in die egoistische Zurückgezogenheit zu verfallen, die der Staat zu unserer Beherrschung braucht; und all jene nicht zu vergessen, die hinter Gittern sitzen. Wir glauben, dass es heute unerlässlich ist Widerstand in vielerlei Hinsicht zu leisten, um einem System entgegenzutreten, das die Welt in ein Gefängnis verwandelt. Wir solidarisieren uns aktiv mit unseren GenossInnen, die heute auf der Anklagebank sitzen. Lasst uns die Straße zurückerobern und mit der normal gewordenen Repression und Kontrolle brechen. Nur dann werden wir wirklich gesund werden.

Wir grüßen brüderlich all jene, die im Kampf für Freiheit stehen, Einzelpersonen, Kollektive und Organisationen, die politischen Gefangenen der Mapuche im Hungerstreik, die Gefangenen der Revolte und alle politischen Gefangenen der Welt.

WIDERSTAND UND MOBILISIERUNG GEGEN AUSGANGSSPERRE UND REPRESSION!

ZU DEN STAATLICH ANGEDROHTEN VERURTEILUNGEN: AKTIVE SOLIDARITÄT ÜBERALL!

FREIHEIT FÜR ALLE POLITISCHEN GEFANGENEN!

Koordination 18. Oktober Mai 2020

INGLES

FACING THE CLOSENESS OF TRIALS AND NORMALIZATION OF THE REPRESSION

Conditions caused by the pandemic has become, as expected, more precarious and, at the same time, have been used by the State to strengthen its control and repression mechanisms. The impossibility of earning income due to compulsory confinement produces desperation, anguish, impotence. But above all, it produces hunger, and from the hand of hunger comes rage. So much so that at the moment of greatest contagion and harshest measures, some residents of the poblaciones decided to take to the streets to protest against a government that forces them to live trapped between disease and poverty. And what did the government do? It sued them.

The state has worked with unprecedented efficiency to devise new ways of subjugating us in order to regain some of its capacity for control lost more than seven months ago. To the long list of new laws to punish social protest more harshly, they added intimidation of individuals and organizations, and a propaganda campaign to criminalize any attempt to defy the imposed measures. The curfew has been normalized, disguising behind an apparent health measure what is clearly a way to control population in order to disuade protests and choke down the various expressions of rebellion that have emerged since the revolt.

The situation at prisons is even more harsh due to overcrowding, lack of sanitary supplies and the brutal repression that the prisoners receive every time they try to make this reality visible. In the face of this, worthy expressions of struggle and resistance have been raised, such as the hunger strike of Mapuche political prisoners and the riots and escape attempts in several prisons of the territory.

Today we are facing a new stage as far as the prison of the comrades of the revolt is concerned. Deadlines for investigation are being met and trials are closer. Some of our comrades have already been sentenced through shortened trial procedures. Two of them have been sentenced to 3 and 4 years of effective imprisonment. There are comrades who are risking sentences as long as twenty years in prison, which shows the will of State to punish exemplarly the social protest, and meanwhile we see how people continue to be imprisoned as a result of they refusing to die passively from hunger, from viruses, from capitalism.

We call on all territories not to separate between them, to remember that prison and repression are intended for the poor, not to fall into the selfish isolation that State needs to dominate us and not to forget all those who are behind bars for refusing to accept it. We believe that today it is essential to practice disobedience in many ways to confront a system that is turning the world into a prison, and to actively mobilize in solidarity with our comrades who are in the hot seat today. Let’s take back the street and break with the normalization of repression and control, only that way will we be truly healthy ones.

We salute fraternally all those who are in the struggle for freedom, individuals, collectives and organizations, the mapuche political prisoners in hunger strike, the subversive and anarchist prisoners, the prisoners of the revolt and all political prisoners of the world.

DISOBEDIENCE AND MOBILIZATION AGAINST CURFEW AND REPRESSION!
AGAINST THE CONDEMNATIONS DEMANDED BY THE STATE: ACTIVE SOLIDARITY EVERYWHERE!
FREEDOM FOR ALL POLITICAL PRISONERS!

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